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Percorsi bibliografici | Premio Napoli 2005



Titolo
L'ultimo bacio

It. 2000
Regia
Gabriele Muccino
Interpreti
Stefano Accorsi, Giovanna Mezzogiorno, Stefania Sandrelli, Giorgio Pasotti, Claudio Santamaria, Marco Cocci, Pierfrancesco Favino, Martina Stella, Luigi Diberti, Sergio Castellitto
Agrodolce commedia corale sul rifiuto di crescere, la voglia di fuggire (dalla routine e dalle responsabilità), la paura di invecchiare, con 8 personaggi principali: 5 maschietti trentenni in crisi con loro stessi, fidanzate, mogli, genitori; una 18enne in fiore (M. Stella); una 27enne romantica e grintosa (G. Mezzogiorno) e la di lei madre (S. Sandrelli) che, stanca di un marito psicanalista (L. Diberti), si illude di ricominciare con il remake di un vecchio amore (S. Castellitto). Bravi attori (S. Sandrelli e G. Mezzogiorno sopra tutti), impianto narrativo agile e ben oliato e un G. Muccino al suo 3° film che “sa girare” con disinvolto mestiere verniciando la superficialità di fondo, la finta cattiveria, il cinismo furbesco di chi sa compiacere il pubblico. Se fosse attendibile a livello sociologico, questo ritratto di una generazione di borghesi trentenni immaturi, narcisi, irresponsabili, fragili e isterici, ci sarebbe da piangere. Prodotto dalla Fandango di D. Procacci e dalla Medusa. 3 Nastri d'Argento: attrice non protagonista (S. Sandrelli), montaggio (Claudio Di Mauro), canzone (Carmen Consoli).

http://filmup.leonardo.it
Titolo
Sublimi (I) segreti delle ya-ya sisters

Divine Secrets of the Ya-Ya Sisterhood

USA 2002
Regia
Callie Khouri
Interpreti
Ellen Burstyn, Sandra Bullock, Ashley Judd, Maggie Smith, Fionnula Flanagan, Shirley Knight, James Garner, Angus MacFadyen, Sarallen, Leslie Silva
Alla vigilia del debutto a Broadway, Siddalee (S. Bullock), una giovane commediografa promettente, concede un'intervista a un importante giornale dove dichiara di avere avuto un'infanzia molfo infelice. La madre Vivi (E. Burstyn), infuriata, tronca ogni rapporto con lei. Ma le sue storiche amiche, le Ya-Ya Sisters entrano in azione e, impugnando un diario comune, affrontano con lei il passato lontano per rimettere ogni cosa al suo posto. Sceneggiatrice di Thelma & Louise, C. Khouri ha preso, con Mark Andrus, i due bellissimi libri di Rebecca Wells (chi li ha amati sappia che il film non ne è all'altezza, ma va visto) – Divine Secrets of the Ya-Ya Sisterhood e Little Altars Everywhere, entrambi del 1996 e usciti in Italia nel 1999 e 2000 – e li ha riuniti in un unico film. Operazione in sé fattibilissima. E le attrici sono una più brava dell'altra, A. Judd meglio di S. Bullock, M. Smith divina. Ma il film, pur conservando il profumo del profondo Sud ed essendo allietato da una bella colonna musicale a base di blues, gospel, cajun, Ray Charles e Bob Dylan, è commovente come un chick flick (nome dato in USA ai film al femminile), un po' retorico e ripetitivo, a cavallo tra il mélo e la soap opera. Gli mancano l'originalità, l'ironia, lo spirito, l'atmosfera, le sfumature psicologiche: tutti quegli aspetti che rendono così speciali i due libri della Wells. Tra i produttori figura il nome di Bette Midler.

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Titolo
Dreamers (The)- I sognatori

The Dreamers

Fr.-It.-GB 2003
Regia
Bernardo Bertolucci
Interpreti
Michael Pitt, Eva Green, Louis Garrel, Robin Renucci, Anna Chancellor, Florian Cadiou, Jean-Pierre Léaud
Scritto da Gilbert Adair, liberamente tratto dal suo romanzo The Holy Innocents (1989, Santi innocenti e sognatori, 2003). Parigi, febbraio 1968. Durante una manifestazione di protesta per l'allontanamento di Henri Langlois dalla direzione della Cinémathèque Française, lo studente nordamericano Matthew fa amicizia con i gemelli Isabelle e Théo che l'invitano a trasferirsi nel loro appartamento, lasciato libero dai genitori in vacanza. Il rapporto fra i tre – legati dalle stesse passioni (cinema soprattutto, musica rock, politica, la rivolta nell'aria degli anni '60) – si fa sempre più stretto, intimo, trasgressivo, rivolto ai fleurs du mal del principio del piacere. Quando un sasso rompe il vetro della finestra dove dormono (“La rue est entrée dans la chambre” dice Isabelle) i tre scendono in strada, ma soltananto i due gemelli si avviano allo scontro con la polizia. Varcata la soglia dell'alta età, B.B. si volta indietro a rievocare, con nostalgia corretta dalla lucidità critica, la sua giovinezza di cinéphile, i soggiorni parigini degli anni '60 (i primi, non gli ultimi), i bollori dell'impegno politico, la ricerca di identità. Lo fa raccontando “di due che non riescono a cessare di essere uno e di uno che non riesce a smettere di essere (scisso) in due.” (G. Canova). Ci riesce nel finale. Bello perché imperfetto, hanno scritto di quel che appare un film minore nell'itinerario del suo autore. La goffaggine dei personaggi intacca anche il resto. Gli è sfuggito – non ha approfondito – il suo nucleo tragico. Si chiama Isabelle, non a caso l'unica sfiorata dall'idea della morte che rimanda a quella della Mouchette di Bernanos-Bresson. È la vera vittima del rapporto simbiotico e regressivo che la lega a Théo e che per lui è poco più di un giuoco da snob: per Isabelle è un amore impossibile, una passione abortita. Fotgrafia: Fabio Cianchetti. Con la supervisione di Janice Ginsberg, le canzoni hanno la funzione di manifesti d'epoca: Jimi Hendrix, Janis Joplin, Bob Dylan, i Grateful Dead, i Doors, Françoise Hardy, “La mer” di Trenet, “Je ne regrette rien” di Edith Piaf.

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Titolo
Meglio(La) gioventù

It. 2003
Regia
Marco Tullio Giordana
Interpreti
Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Lidia Vitale, Valentina Carnelutti, Adriana Asti, Andrea Tidona, Sonia Bergamasco, Fabrizio Gifuni, Maya Sansa, Jasmine Trinca, Claudio Gioè
Saga dei borghesi Carati, padre romano e madre milanese con due figli maschi e due femmine, dall'estate 1966 ai giorni nostri. Tre generazioni, da Roma a Palermo, da Capo Nord alla val d'Orcia, toccando alcuni dei grandi eventi collettivi di quel terzo di secolo: l'alluvione di Firenze (4-11-1966), i movimenti giovanili, l'antipsichiatria, la lotta armata tra i '70 e gli '80, la strage mafiosa di Capaci (1992). Di questo film corale – 6 ore in due atti – sono protagonisti i due fratelli Nicola, psichiatra basagliano, e Matteo, spigoloso poliziotto, entrambi figli del '68. Compatta e complessa sceneggiatura di Sandro Petraglia e Stefano Rulli con simmetrie, conflitti, incalzare di avvenimenti e sottigliezza psicologica, passioni e compassione, coraggio e tenerezza, scarti del caso e decisioni personali. Probabilmente è il risultato più ammirevole del loro lungo lavoro di sceneggiatori così com'è il più maturo e felice film di M.T. Giordana che alla maturità era giunto con I cento passi. L'alchimia e la sintonia fra i tre ha del miracoloso nel cinema italiano del primo 2000. In questo film di memoria – fedele al suo titolo che è di Pasolini, ma prima ancora di una canzone alpina della guerra 1915-18 – contano anzitutto i personaggi: non perché siano tipici o esemplari, determinati dagli avvenimenti: gli autori, anzi, ne hanno privilegiato l'irripetibilità e la singolarità. Alle virtù dello stile si aggiunge una lucida volontà di comunicazione emotiva con lo spettatore: ha il momento più alto nella sequenza dei libri (una grande A. Asti) dopo il suicidio di Matteo; qua e là nel 2o atto s'inoltra nel territorio del mélo, persino ruffiano nel finale, l'unica caduta di gusto che gli possiamo rimproverare. Fotografia: Roberto Forza; montaggio: Roberto Missiroli; presa diretta: Fulgenzio Ceccon. 6 David di Donatello e 6 Nastri d'argento. Premiato a “Un certain régard” di Cannes 2003. Prodotto dalla RAI i cui responsabili – per incompetenza e/o ignavia – ne hanno ritardato la messa in onda.

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http://img.tesco.com
Titolo
Mona Lisa Smile

USA 2003
Regia
Mike Newell
Interpreti
Julia Roberts, Julia Stiles, Maggie Gyllenhaal, Kirsten Dunst, Marcia Gay Harden, Dominic West
USA 1953, tempi di guerra fredda, maccartismo, integrazione razziale. Tutto molto lontano dal Wellesley College, prestigiosa scuola femminile, dove le materie sono un optional rispetto all'insegnamento base, principio fondamentale per le allieve: lo scopo principale nella vita di una donna resta ancora il matrimonio. Ed è in questa realtà che arriva la nuova insegnante di storia dell'arte, Katherine (un omaggio alla Hepburn per un ruolo che le calzava a pennello?) Watson (J. Roberts), 36 anni, “zitella” di estrazione operaia, convinta di poter aprire le menti delle sue represse, ma non sempre ottuse, aristocratiche allieve. Come è prevedibile si scontra contro il conservatore corpo insegnanti e anche con qualche ragazza, ma non si arrende e spiegando come “leggere” Leonardo e Van Gogh, introducendo Pollock e facendosi coinvolgere anche nelle beghe amorose. Alla fine la spunta, almeno con le ragazze. Tutto è prevedibile e finto in questa edulcorata versione femminile di L'attimo fuggente, diretto dal britannico M. Newell, mai stato tanto lontano da Donnie Brasco come qui: regia, dialoghi, musiche, sentimenti. Tutto tranne le gonne a ruota e le attrici: brave e credibili nonostante la stereotipia dei personaggi.

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Titolo
Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano

Monsieur Ibrahim et les fleurs du Coran

Fr. 2003
Regia
François Dupeyron
Interpreti
Omar Sharif, Pierre Boulanger, Gilbert Melki, Isabelle Renauld, Lola Naymark, Anne Suarez, Mata Gabin, Isabelle Adjani
Parigi, anni '60. Afflitto da un padre tetro, depresso e deprimente, abbandonato dalla moglie, il quindicenne Mosé detto Momo fa amicizia con un anziano droghiere musulmano, turco di nascita e seguace del sufismo (principale corrente della mistica islamica) che lo adotta dopo il suicidio del padre, lo educa e lo porta con sé in auto fino in Turchia. Scritto dal regista da un racconto lungo di Eric-Emmanuel Schmitt, è una storia di formazione, anzi di rieducazione, dove i saggi, sorridenti e un po' banali insegnamenti di Ibrahim sanno poco di Corano e di mistica sufistica. Più che il confronto tra due culture (le connotazioni ebraiche di Momo e di suo padre sono inesistenti), è l'incontro di due solitudini che si trasforma in un rapporto affettuoso tra padre e figlio. La scelta del settantenne O. Sharif e dell'esordiente P. Boulanger è azzeccata, ma, acciambellata su una accattivante mediocrità di scrittura, è una galleria di luoghi comuni.

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http://filmup.leonardo.it
Titolo
Diari (I) della motocicletta

Diarios de motocicleta

USA-Mex.-Cuba 2004
Regia
Walter Salles
Interpreti
Gael García Bernal, Rodrigo De la Serna, Mia Maestro, Susana Lanteri, Mercedes Morán, Jean Pierre Noher, Gustavo Pastorini
Alla fine del 1951 un ventitreenne borghese argentino – Ernesto Guevara de la Serna, laureando in medicina e asmatico – e un amico ventinovenne di Cordoba – Alberto Granado, biochimico e sottaniere – partono da Buenos Aires su una Norton 500 del 1939 detta “La poderosa” per un viaggio attraverso l'America Latina. Abbandonata la moto scassata, proseguono a piedi, in autostop, in zattera e, dopo otto mesi e 12.245 km, arrivano a Caracas. Nonostante il titolo, il film cresce di intensità e rivela la sua natura di racconto di formazione dopo l'abbandono della Norton. Prima è illustrativo, aneddotico, sorridente. In Perù avviene la vera scoperta dell'America Latina, che utopisticamente Guevara vorrebbe riunita nel futuro in un'unica federazione: tracce della civiltà inca sul Machu Picchu; l; lo sfruttamento degli indios; la questione agraria, ecc. L'esperienza più significativa è nel lungo soggiorno in un lebbrosario amazzonico: Ernesto v'impara che condividere è toccare il reale e rivela il suo carattere nella notturna traversata a nuoto del fiume per congedarsi dai pazienti lebbrosi, isolati sulla sponda opposta. È un gesto che diventa metafora. Le azioni seguiranno. W. Salles cerca da sempre di fare un cinema d'autore con solidi agganci ai codici narrativi di Hollywood. Qui ci riesce nella guida degli attori e nell'uso del paesaggio (fotografia: Eric Gautier). Scritto da José Rivera, basandosi su Notas de viaje di E. Che Guevara e Con el Che por America Latina di A. Granado, da anni residente a Cuba, che appare in primo piano alla fine. 8 nomi di produttori tra cui Robert Redford e supervisione artistica di Gianni Minà. La voce italiana del bello e pensoso G.G. Bernal è di Massimiliano Alto

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www.blogs.indiewire.com/
Titolo
SIDEWAYS

USA 2004
Regia
Alexander Payne
Interpreti
Paul Giamatti, Thomas Haden Church, Virginia Madsen, Sandra Oh
*Due vecchi amici organizzano un viaggio di una settimana attraverso i vigneti della campagna californiana, come addio al celibato prima delle nozze di uno dei due. Miles, appena uscito da un divorzio non ancora digerito, rappresenta l’uomo frustrato ma colto, perdente ma dotato di una grande sensibilità. Jack esuberante donnaiolo, qualunquista e superficiale, è alla continua ricerca di avventure femminili. I due non possono essere più dissimili. Pyne li descrive così:” Miles e Jack sono diversi, come il Pinot e il Cabernet, ma uniti da amicizia, da una certa solitudine interiore e da vecchi sogni, che nella mezza età pensano di aver perduto”. Il vino diventa una metafora, un modo per esprimere se stessi. Film piacevole, si gusta come un buon bicchiere di vino.
* Questa scheda è l’unica che non è stata tratta dal data base Il Morandini 2005. Dizionario dei film, op. cit. perché non presente nell’edizione consultata.

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A cura di Maria Iannotti. Sviluppo web Rosario Di Carlo.