MONITOR

Un giornale, a Napoli

di Luca Russomando

Napoli Monitor è un mensile di inchieste, cronache e disegni diffuso in circa 30 punti di distribuzione tra le librerie del centro e le edicole dei diversi quartieri della città. Dopo due numeri zero nel 2006, dal gennaio 2007 Napoli Monitor esce con regolarità una volta al mese. Il testo che segue è un promemoria/dichiarazione di intenti elaborato nella fase di progettazione del giornale.


Un giornale, a Napoli



Da qualche anno Napoli è di nuovo la città della crisi. La costruzione che emerge dalle cronache locali (ma anche nazionali e perfino internazionali), la rinnovata attenzione per i suoi cronici problemi e i toni con cui vengono offerti al pubblico, la testimonianza che ne danno i suoi stessi abitanti riportano in auge un immaginario ricorrente, uscito solo momentaneamente di moda nel corso degli anni novanta: quello di una città malata, invivibile e in qualche modo segnata dal destino; da cui fuggire alla prima occasione, o in cui resistere a prezzo di eroici sacrifici e comunque senza la speranza di un riscatto.
Oggi Napoli è di nuovo la città della camorra, dei morti ammazzati, della legge violata e dell'inefficienza amministrativa, del caos urbanistico e sociale, dello scoraggiamento dei virtuosi e dello spadroneggiare dei barbari... Dieci anni fa c'era spazio solo per i monumenti riaperti, il centro storico riconquistato, il dinamismo della nuova classe dirigente, il turismo, l'arte e il rinnovamento urbanistico. Naturalmente la camorra controllava i quartieri anche allora, le periferie erano luoghi di seconda classe e i ragazzi cominciavano a consumare crack e cocaina al riparo dell'invisibilità in cui faceva comodo relegarli; tutte cose che, in quel momento, non andavano troppo di moda. La tendenza era un'altra. Le rare contraddizioni che emergevano in superficie venivano considerate come l'eccezione alla regola, residui di malessere in un organismo convalescente. Si respirava ottimismo, come oggi si respira pessimismo.
Era una situazione favorevole. Propizia, dal punto di vista amministrativo, per affrontare riforme strutturali e provare a imprimere alla città un cambiamento reale, duraturo, al di là di una felice ma pur sempre transitoria stagione politica. Al momento della sua seconda elezione, il sindaco in carica godeva del consenso di quasi tre cittadini su quattro. Una congiuntura rarissima nella storia democratica della città. La condizione ideale per mettere mano a un progetto organico per il suo futuro. Ma nemmeno in quel caso le riforme vennero avviate. L'amministrazione proseguì nella politica “di immagine” - come si diceva, con connotazioni via via più sfavorevoli - che le era valsa i suoi iniziali successi, pur non essendo una peculiarità napoletana, ma una semplice caratteristica di chi detiene il potere e sa che per conservarlo i cambiamenti reali comportano più rischi che vantaggi immediati.
Oggi la città affronta un disagio reale, al di là dell'enfasi con cui viene descritto dai mezzi di comunicazione, ma non può illudersi che le caratteristiche di questo disagio - l'aggressività del crimine organizzato, l'inadeguatezza del sistema educativo, l'inefficienza amministrativa, l'insicurezza degli adulti e l'insofferenza dei giovani - siano una sua particolare esclusiva.
Nel concepire un giornale che abbia Napoli come punto di partenza siamo convinti che, a prescindere dalla congiuntura politica, la vita di una città sia più complessa delle sue rappresentazioni collettive. Intendiamo queste come un semplice sfondo dell'infinita varietà dei fatti urbani, come un grande protettivo luogo comune, che, come tutti i luoghi comuni, contiene una parte di verità, ma allo stesso tempo impigrisce l'azione e condiziona la riflessione. Il nostro obiettivo è quello di attraversare il luogo comune che è la rappresentazione odierna della città e di esplorarlo in profondità, per scoprire le molteplici verità di cui è composto, consapevoli che saranno tante e in contraddizione reciproca. Nel fare questo cercheremo di privilegiare i mezzi propri di questa impresa, cioè le tecniche giornalistiche, il metodo dell'inchiesta, l'accuratezza dello stile, la cura delle fonti e la creatività nella composizione dei diversi elementi. Se riusciremo a fare un giornale di buona qualità, leggibile e comprensibile per tutti, potremo vantare una linea editoriale e un punto di vista attendibile sulla città.

Il giornale
Pensiamo ad un foglio diffuso nell'area metropolitana di Napoli con una periodicità inizialmente mensile. Un formato tabloid di otto pagine, a due colori, in cui verrà dato ampio spazio all’uso del disegno al tratto, sia con funzioni illustrative che come registro narrativo autonomo. Per i testi scritti verrà data priorità all'inchiesta, al reportage narrativo e agli approfondimenti dell'attualità.
I temi
Il giornale che abbiamo in mente sarà uno strumento per percorrere la città, mettere in discussione analisi cristallizzate, luoghi comuni pigramente accettati, ricerche basate su assunti predefiniti. La stampa ufficiale tratta i temi di maggiore attualità - la criminalità, l'immigrazione, la sicurezza, le trasformazioni urbane, ecc. - prestando scarsa attenzione agli aspetti meno visibili, contraddittori, sfuggenti, che riguardano la vita quotidiana dei luoghi e delle persone; la complessità della dinamica sociale viene esorcizzata facendo ricorso sempre alle stesse voci (gli esperti, gli editorialisti, gli analisti...) che ripetono interpretazioni a senso unico, in un linguaggio spesso involuto e autoreferenziale. Il punto di vista è quasi sempre lo stesso per tutti gli articoli, siano essi di cronaca o di commento: quello di un ideale cittadino medio, rassegnato alle prepotenze dei forti e intransigente con quelle dei marginali. Il nostro progetto non si propone di entrare in concorrenza con le testate che contribuiscono a formare l'opinione pubblica cittadina, né di ergersi come paladino dei soggetti e dei gruppi sociali più deboli, la cui voce e la cui visione della realtà sono peraltro sistematicamente banalizzate nel panorama della stampa locale.
Data l'iniziale periodicità mensile e l'impossibilità di coprire adeguatamente la gamma quotidiana di eventi che formano la vita della città, è nostra intenzione caratterizzare il giornale per l'attenzione verso alcuni temi, che riteniamo prioritari, e che ci proponiamo di seguire con continuità, fornendo in ogni numero narrazioni non banali. Il nostro interesse, almeno all'inizio, si concentra su: l'evoluzione delle forme del lavoro e del non lavoro; le organizzazioni criminali e la loro influenza sulla vita quotidiana; il ruolo degli spazi pubblici e i grandi progetti di trasformazione urbana; i bambini nella città e le pratiche pedagogiche innovative; le prospettive di sviluppo umano e urbanistico delle periferie metropolitane.
Inoltre, cercheremo di utilizzare la nostra città come un filtro, per raccontare anche quel che succede altrove. Napoli, le sue dimensioni, la sua storia, la vastità della sua casistica urbana, rendono plausibile il tentativo di aprirsi ad altri orizzonti, attraverso la descrizione di luoghi e storie in cui rispecchiarsi e da cui trarre insegnamenti e analisi. Per questo è previsto in ogni numero un reportage dall'estero. In questo modo il giornale ambisce a rompere la barriera del “locale” per diventare semplicemente “un giornale”: realizzato a Napoli, e che, da Napoli, cerca di comporre, dandogli un senso, alcuni frammenti della vita del nostro tempo.




Le 'redazioni' decentrate
Intendiamo costruire il giornale intorno a un piccolo nucleo redazionale che, attraverso un percorso partecipativo, interagisca con diversi settori della società. Il palinsesto di ciascun numero verrà costruito, infatti, anche sulla base di riunioni periodiche, tematiche, con gruppi di collaboratori impegnati professionalmente nella stessa area. Intendiamo organizzare incontri operativi, con un numero ridotto di persone, per conoscere di prima mano le questioni d'attualità in ogni settore. Pensiamo alla costruzione di una rete di persone affini, articolate in piccole “redazioni decentrate”, informali, itineranti e non permanenti, che siano luoghi di scambio e dibattito, e allo stesso tempo occasione per stimolare contributi e idee, e diffondere ulteriormente il giornale.

Il laboratorio
La nostra curiosità si rivolge in particolare verso i giovani; forse perché la distanza che ci separa, e la nostra ignoranza del loro mondo, aumenta inesorabilmente con il passare degli anni, ma soprattutto perché le esperienze pedagogiche fatte in passato - nelle scuole e nei centri sociali, nei teatri e nelle università - ci hanno rivelato le potenzialità di una relazione costruttiva con le nuove generazioni. Chiunque si confronti con un gruppo di adolescenti (nelle aule di una scuola, o in qualsiasi altro ambito) non può ignorare il desiderio, magari a volte scomposto, che hanno di raccontarsi; e, allo stesso tempo, la scarsità dei mezzi a disposizione per farlo, per mettere in ordine le proprie narrazioni, la descrizione del proprio ambiente, delle proprie esperienze e aspirazioni; non tanto la mancanza di parole, quanto di strumenti e di ambienti idonei per comunicare e farsi capire, e molto spesso l'assenza di qualcuno disposto ad ascoltare.
In modo parallelo alla costruzione del giornale, fin dall'inizio cercheremo di entrare in relazione con le scuole, con le associazioni giovanili e con qualsiasi altra struttura organizzata, per lavorare insieme ai giovani sui modi del raccontarsi. Il nostro obiettivo sarà quello di fornire gli strumenti del linguaggio giornalistico e gli elementi tecnici indispensabili per la produzione di fogli locali, di giornali scolastici, di quartiere, di associazione, e così via. I nuclei redazionali che verranno a formarsi costituiranno anche un'unità di corrispondenti e diffusori locali del nostro giornale. La rete dei movimenti civili ha grandi potenzialità quasi completamente inespresse in questo campo.
Pensiamo a un laboratorio che assomigli a una scuola, una scuola nel senso antico, una bottega: un gruppo di ragazzi, senza “professionalità” ma creativi e con la voglia di fare e d'imparare. Questa bottega artigiana è concepita per integrarsi nella struttura del giornale non come fornitrice di mano d’opera a basso costo ma come produttrice di idee e volano culturale.

I lettori
Il nostro obiettivo non è fare una piccola testata alternativa, diffusa in circoli ristretti e autoreferenziali. Ci incuriosisce la costruzione di un pubblico variegato, disomogeneo, contraddittorio com’è la nostra città. Più che un lettore ideale, sul cui gusto modellare il giornale, ci guidano in questa fase di elaborazione alcune semplici linee direttive: l’informazione non riguarda pochi intimi; l’informazione non deve essere mai noiosa; non esiste un giornalismo di denuncia, ma un giornalismo che ricerca la verità; le potenzialità dell'intero progetto - compreso, quindi, il suo bacino di lettori - potranno svilupparsi e realizzarsi pienamente solo con il passare del tempo e in presenza di condizioni economiche e organizzative favorevoli.

Napoli Monitor lo trovi qui:
Centro - Gallerie: Hde, piazzetta Nilo - Manidesign, via S. Giovanni Maggiore Pignatelli - Not Gallery, piazza Trieste e Trento – La. Na., piazza E. De Nicola.
Librerie: Perditempo, largo San Giovanni Maggiore –
Dante & Descartes, via Mezzocannone - Mondadori, via B. Croce –
Feltrinelli, via S. Tommaso d’Aquino - Eva Luna, Piazza Bellini - O’ Pappece, vico Monteleone - Treves, piazza Plebiscito – Mani Tese, piazza Cavour. Edicole: staz. Metro Montesanto
- staz. Cumana Montesanto - piazza Monteoliveto - via Duomo ang. Forcella - piazza Trieste e Trento - via Verdi - corso V. Emanuele ang. Monti.
Chiaia – Edicole: via dei Mille ang. via Nisco. Capodimonte – Edicole: via S. Antonio a Capodimonte. Sanità – Edicole: via Supportico Lopez ang. Vergini. Vomero – Fonoteca, via Morghen. Edicole: via Luca Giordano ang. Cimarosa - staz. Funicolare via Morghen Bagnoli – Edicole: staz. Metro Bagnoli - Biblioteca 'G. Mazzacurati' Secondigliano – Edicole: via Roma verso Scampìa ang. Via Baku Fuorigrotta - Edicole: staz. Metro via Leopardi - staz. Cumana Fuorigrotta Quarto - Edicole: Vitulli, staz. Circumflegrea Quarto