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I NOVE FINALISTI, PER LE SEZIONI NARRATIVA, POESIA E SAGGISTICA

I NOVE FINALISTI, PER LE SEZIONI  NARRATIVA, POESIA E SAGGISTICA

Motivazioni

Edoardo Sant’Elia, Arminio Franco, Stefano Balassone, Rosanna Cioffi, Massimo Fusillo, Chiara Ghidini,  Antonio Gnoli, Alfredo Guardiano, Eugenio Lucrezi, Sergio Moccia , Bruno Moroncini , Monica Ruocco , Pasquale Sabbatino e Paola Villani.

NARRATIVA

Donatella Di Pietrantonio, L’arminuta, Einaudi
Scabro e duro questo romanzo ambientato in Abruzzo; ma anche tenero, di una tenerezza contenuta, pudica. Donatella Di Pietrantonio riesce a coniugare, con raffinatezza non esibita, le esigenze dello stile e quelle del racconto, facendoci entrare senza difficoltà nei panni dell’Arminuta, la ritornata, ovvero la ragazzina destinata a vivere due vite, riscoprendo ogni volta con paziente caparbietà ciò che la lega agli altri, al mondo

Andrea Inglese, Parigi è un desiderio, Ponte alle Grazie
Parigi come riflesso mitologico delle proprie aspirazioni, come verifica più autentica delle proprie capacità, come scenario incarnato delle proprie riflessioni: tante le sfaccettature della metropoli che Andrea Inglese vive e descrive con empatia profonda attraverso una scrittura mossa, aperta, una scrittura che traccia i contorni degli eventi per poi analizzarli e metabolizzarli con altrettanta cura.

Andrej Longo, L’altra madre, Adelphi
I vicoli di Napoli, dove tutto può accadere, dove si vive alla giornata, dove i motorini sgommano compiendo vanagloriose acrobazie; e la citta collinare con i suoi negozi eleganti, i suoi vestiti griffati, seducenti, tentatori. Adoperando un linguaggio che aderisce perfettamente ai personaggi, Andrej Longo racconta una storia dove ognuno non fa che recitare con proterva convinzione il ruolo che ritiene gli sia stato assegnato

POESIA

Davide Rondoni, La natura del bastardo, Mondadori
E’ inconfondibile il tono poetico di Davide Rondoni, la sua ricerca accanita di un senso, di un sentimento vero, da esprimere comunque, in qualsiasi modo, in qualsivoglia forma. Con ruvida spavalderia ma senza enfasi, Rondoni procede a scandagliare i luoghi della realtà, siano essi i dipinti del Beato Angelico o gli scalcinati bar della periferia, tracciando i confini irregolari di un’umanità in bilico tra colpa e meraviglia.

Francesco Scarabicchi, Il prato bianco, Einaudi
Francesco Scarabicchi conferma la sua cifra di estrema misura, lieve e incisiva assieme. Poeta di atmosfere, concrete pur nella loro elusività, poeta di una natura che rispecchia i sentimenti attraverso pittoriche figurazioni, Scarabicchi dà voce ad un dialogo ininterrotto con sé stesso e con il lettore, nel solco della nostra migliore tradizione lirica, innervata, prosciugata quasi, con epigrammatica secchezza.

Giuliano Tabacco, La grande mappa, Transeuropa
Un’ironia mai sprezzante e una paradossale pietà connotano questa raccolta di Giuliano Tabacco. La vita scorre tra i versi senza soluzione di continuità, una lunga striscia di parole, un treno in corsa che non deraglia, che si ferma nelle stazioni giuste, con pause di riflessione, accelerazioni improvvise, soste impreviste. Un percorso sapientemente accidentato, che riserva non poche sorprese.

SAGGISTICA

Giancarlo Alfano, L’umorismo letterario, Carocci
Lo scarto dell’umorista, la sua irriducibilità, la sua voce fuori dal coro. Le sue strategie laterali, gli agguati alla logica, al buon senso. Giancarlo Alfano traccia una storia dell’umorismo letterario europeo dal ‘400 al ‘900, un percorso antiretorico che conduce ad interrogarsi sul senso stesso dello scrivere e sulla nostra capacita di credere o di prendersi gioco delle maschere che quotidianamente indossiamo.

Bruno Cavallone, La borsa di Miss Flite, Adelphi
Per Bruno Cavallone levia e gravia son pari e la sapiente acribia dello studioso di diritto processuale civile va a braccetto, in quest’opera da ascrivere ad una disciplina recente e felicemente crossover detta “diritto e letteratura”, con la passione comunicativa dell’educatore e con l’agilità d’invenzione propria dell’avvocato che si è temprato nel serissimo gioco del dibattimento in aula. E non solo: ché un’opera a tal punto  divagante e curiosa non può averla pensata che uno scrittore cresciuto alla scuola dei Peanuts, in gioventù tradotti. E poi della letteratura maggiore in tutta la sua estensione, personaggi e teatri della quale variamente ci raggiungono, intrigandoci, dalle pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento, di Shakespeare e di Carroll, di Kafka e di Perrault, di Collodi e di Rabelais; fino al Dickens di miss Flite, personaggio del romanzo The Bleak house che  a questo libro dà titolo. Tenuti tutti insieme –teatri e personaggi– da uno stile deliziosamente lieve, come sempre è nei libri seri.

Giuseppe Montesano, Lettori selvaggi, Giunti
Lettori selvaggi, che si abbandonano al piacere del testo, anzi dei testi, amandoli e criticandoli con la stessa intensità, non curandosi delle tradizionali partizioni tra i generi, né dei confini geografici o temporali. Per loro Giuseppe Montesano ha immagazzinato in un rapsodico volume di quasi duemila pagine il proprio sapere, valutando e narrando, sciogliendo e riannodando il filo di un discorso che tiene assieme senza esitazioni, senza remore, letteratura e vita.