L’ordine del giorno #4 [08/11/2013]

Per lasciarsi alle spalle Scaricabarilopoli

(per dirla con Vittorio Imbriani)

È trascorso un anno dalla prima edizione del Premio Napoli di cui mi sono fatto carico. Un anno difficile, forse il peggiore dell’attuale crisi economica, sempre che i prossimi malauguratamente non ci smentiscano. Un anno in cui tante istituzioni culturali pubbliche, e non solo la Fondazione che presiedo, hanno rischiato di soccombere sotto il peso dei loro stessi… crediti. Un anno in cui, comunque, e a dispetto delle disastrose condizioni economiche in cui versava, la Fondazione non ha mai smesso di lavorare, addirittura rilanciando la sua offerta culturale. L’istituzione del Collegio di Napoli, con il ciclo di lezioni non retribuite offerte da tanti generosi artisti e intellettuali (cittadini e non solo), ha rappresentato forse il massimo sforzo sostenuto negli anni dalla Fondazione per diffondere la cultura più viva e attuale, quella cioè delle ricerche in atto, sul nostro territorio, e nell’arco dell’intero anno. A comparare l’offerta di saperi e la qualità dei relatori di quel ciclo d’incontri, aperti gratuitamente a tutti i cittadini che desideravano parteciparvi, con le cifre da capogiro richieste da alcune famose “scuole di scrittura” di altre regioni d’Italia, e con il basso profilo dei loro insegnamenti e di chi se ne fa solitamente carico, ci sarebbe già di che scrivere un bell’articolo pungente. Anche solo sulla questione sempre viva del confronto fra pubblico e privato, ora che le vecchie sirene dell’ultraliberismo, cui tanto si era sensibili un tempo, parrebbero intonare il saluto alla loro Isola del Giglio. Ma Napoli, lo sappiamo, non fa notizia, se non per le sue tante storture. Sarà pure vero, certo, che la stampa nazionale non degna di uno sguardo le iniziative culturali che provengono dal sud del Garigliano: ma comincio a sospettare che la città non faccia notizia innanzi tutto perché già da se stessa non sia in grado di riconoscere, e dunque diffondere, le proprie notizie. Su questo, un giorno, spero di dar vita a un serio dibattito pubblico.

La situazione economica attuale della Fondazione credo sia nota, se non altro perché non ho mai perso occasione di renderla palese, come ritengo sia giusto. Un’istituzione sostenuta con fondi pubblici non può che essere del tutto trasparente. Non ripeterò qui le cifre che dovreste oramai conoscere, né l’elenco dei Soci morosi e inadempienti a fronte di altri che non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Posso solo annunciare che fra questi ultimi (prima ridotti alla sola benemerita Camera di Commercio) comincia infine ad allinearsi il Comune di Napoli, con cui rimane comunque un vecchio contenzioso (il saldo di un debito contratto dal Comune con la Fondazione per il Maggio dei Monumenti del 2009). Con i due contributi arretrati del 2008 e del 2009 recentemente versati, e con la metà liquidata di quello attribuito per il 2012, la Fondazione ha pagato (con gli stipendi ai dipendenti, le tasse e le utenze) quasi tutti i debiti contratti per l’edizione 2012 (a partire dai premi stessi), e una piccola parte di quelli relativi al Premio 2011. Perché questi ultimi possano essere saldati una volta per tutte, e lo siano innanzi tutto le voci di spesa più onerose, quelle relative all’acquisto delle copie desinate ai Comitati di Lettura (attualmente la Fondazione deve ancora 80.000 euro alla Mondadori, 30.000 alla Feltrinelli ecc.), le due rate ancora non pagate del POR assegnato alla Fondazione dalla Comunità Europea, e ancora inspiegabilmente trattenute dalla Regione Campania (ma si spera che la questione possa risolversi presto), sono dunque assolutamente necessarie. Estinti infine questi debiti, fortunatamente si volterà pagina.

Già l’anno scorso, come si sa, la Fondazione si limitò ad acquistare solo 300 copie per ogni opera in concorso, per fornire i volumi innanzi tutto alle Biblioteche cittadine e a quelle scolastiche, e poi ai ben più ristretti Comitati di Lettura, con un risparmio notevole delle spese sostenute. Il Premio Napoli non deve essere suo malgrado un finanziamento occulto alle case editrici (le 2000 copie che si acquistavano un tempo, esaurivano per tante opere la stessa edizione), ma il riconoscimento che la città tributa ad artisti e intellettuali che dànno lustro alla nostra lingua e alla nostra cultura. D’altra parte, se occorre diffondere quest’ultima innanzi tutto nel nostro territorio, non è omaggiando poche migliaia di privilegiati che si ottiene un simile risultato. La formula dello scorso anno, che estendeva attraverso il prestito bibliotecario a tutti i cittadini la possibilità di accedere ai libri in concorso e dunque di votare, ritengo sia nota. Per diffondere la cultura, lo sappiamo, non basta certo la munificenza delle Istituzioni: è necessario invece un impegno complessivo che parta innanzi tutto dal mondo della scuola, per ricadere poi nella società civile. La Fondazione non ha mai smesso di lavorare in questa direzione durante l’anno. Per farvene un’idea, dal momento che la trasmissione è stata addirittura mandata in onda su una rete generalista (RaiTre), trovando inattesi e lusinghieri echi sulla stampa nazionale, potete dare uno sguardo a Il Vico legge Joyce sul sito www.raiscuola.rai.it.

Immediatamente dopo la cerimonia del Premio Napoli 2012, sulla scorta delle tante promesse d’immediata solvibilità non mantenute poi dalle Istituzioni, la Fondazione, come ricorderete, decise di adottare, unilateralmente occorre dirlo, una nuova politica economica, dalla quale non ha poi più derogato. Questa nuova politica, come tutte le politiche che abbiano senso, può essere sintetizzata in uno slogan: «nessun credito al credito». O, se preferite: «lasciamoci alle spalle Scaricabarilopoli». Consapevole insomma di quanto la crisi (tuttora in atto) dipendesse direttamente dall’uso sconsiderato dell’istituto del credito, la Fondazione annunciò in quell’occasione che avrebbe dato vita alla nuova edizione del Premio Napoli solo sulla base di finanziamenti certi. So bene che altre istituzioni culturali pubbliche, e non solo della nostra Regione, non hanno mai smesso di usare il caro vecchio sistema dei «pagherò», ma da parte mia, per scivolare sul personale, questa è l’unica condizione che ho posto per continuare a presiedere (sempre a titolo gratuito) la Fondazione. Devo dire, a onor del vero, che il Consiglio dei Soci (in cui siedono il Comune, la Provincia, la Regione e la Camera di Commercio, ma con la Regione ahimè solitamente assente) mi ha sempre sostenuto in questa decisione. Se posso dunque ora annunciare la prossima edizione del Premio, è sulla base di uno stanziamento che mi viene assicurato imminente da parte del Comune di Napoli. Questa è l’unica circostanza che mi ha dato la possibilità di rimettere in funzione la macchina organizzativa della manifestazione, che naturalmente, data l’attuale situazione economica (dell’Italia tutta, non solo del nostro territorio), non potrà che essere meno dispendiosa della precedente (che già fra l’altro dimezzava le spese di quelle passate). Quello di quest’anno sarà dunque un Premio Napoli del tutto diverso dalle ultime edizioni, ma decisamente nel solco di una storia che dura in realtà da sessant’anni (non da un decennio).

Con i fondi necessariamente ridotti (per la morosità di alcuni Soci), e con il poco tempo a disposizione (solo nell’ultimo Consiglio la Fondazione ha avuto la certezza di poter contare sulla cifra necessaria), non si è potuto dunque dar vita ai Comitati di Lettura, circostanza che ha messo immediatamente in questione la formula della competizione, così com’era stata istituita nel 2002 con la nascita stessa dei Comitati. Ma, lo sappiamo, non c’è cosa al mondo che non funzioni se non superando i propri stessi guasti: un organismo, direbbe un bravo immunologo, sopravvive se accetta e ingloba le sue stesse malattie, non se le combatte fino a morirne. E poi, come dicevo, durante la sua storia il Premio ha avuto fortunatamente più di una formula, e ha mutato spesso le sue regole, senza però mai derogare dal motivo stesso per cui fu istituito nel lontano 1954: quello cioè di insignire con un riconoscimento da parte della nostra comunità quegli artisti e quegli intellettuali che si fossero distinti nella diffusione della lingua e della cultura italiana. Se ci pensate, il Premio Napoli è l’unico premio italiano che s’intitola al nome di una grande città: e contrariamente a quanto avviene in altri luoghi della nazione, non persegue una linea localista (etimologicamente «idiota»), ma guarda con sicurezza all’intera area di diffusione della nostra lingua (senza fra l’altro subire pressioni dalle case editrici, come invece avviene in tanti altri notissimi premi). Napoli non è solo l’attuale capoluogo della Campania, e il centro di diffusione di una straordinariamente produttiva lingua locale, ma è una delle capitali in cui è sorta e si è sviluppata, non già la nazione, ma la lingua e la cultura italiana. È qui, e non a caso, che Petrarca volle farsi laureare. Ed è questo che il Premio ricorda un anno dopo l’altro.

È dunque con questo spirito che si è deciso di premiare quest’anno non singoli lavori (e dunque l’oggetto libro, con tutta la sua intricata e sempre più desueta e fallimentare trafila merceologica) ma l’opera complessiva di tre autori che hanno a parere della giuria tecnica (che è quella dello scorso anno, fatta eccezione per i giurati il cui mandato è giunto a compimento) contribuito nel corso della loro carriera a diffondere la nostra lingua e la nostra cultura. Questa edizione, insomma, che per noi tutti è idealmente quella delle Quattro Giornate, e dunque quella di un riscatto collettivo e spontaneo, come sono state sempre le innumerevoli resurrezioni di Napoli, si appresta ad accogliere i tre vincitori del Premio offrendo loro qualcosa di più di un semplice riconoscimento: una cittadinanza ideale in una capitale che non dimentica la sua lingua e la sua cultura.

 

Gabriele Frasca

Fondazione Premio Napoli

La Fondazione Premio Napoli è un Ente morale, costituito con D.P.R. 5 giugno 1961.
Lo scopo della Fondazione è quello di incoraggiare la produzione culturale italiana e, soprattutto, di favorire la lettura e il dibattito culturale e civile nella città, nella provincia e nell’intera area regionale, disponendole e incoraggiandole, con adeguati strumenti organizzativi, al dialogo con il resto del mondo e, in particolare, con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
La Fondazione promuove la ricerca nel campo della letteratura e, in generale, delle scienze umane e sociali e si adopera per la promozione dell’immagine internazionale della città di Napoli e dell’intero territorio Campano.

-> DECRETO LEGISLATIVO "TRASPARENZA", 14 marzo 2013, n. 33

-> Piano triennale di prevenzione della corruzione (P.T.P.C.) 2016-2019

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